Gentile Direttore,
la mancata tutela e protezione del caregiver costituisce un’emergenza sociale in quanto rappresenta situazioni critiche e impreviste che minacciano l’incolumità psicofisica di individui o gruppi, abbandono di persone con disabilità o anziani non autosufficienti o gravi emarginazioni.
I caregiver sono persone che assistono e si prendono cura gratuitamente e volontariamente di un congiunto (familiare, partner, affine entro il secondo grado) non autosufficiente o con disabilità grave svolgendo un ruolo essenziale di cura quotidiana — igiene, alimentazione, supporto medico — spesso affrontando notevoli carichi fisici, psicologici ed economici, senza essere professionisti. Spesso si tratta di donne (circa il 74%), come mogli, figlie o madri, che bilanciano la cura con la propria vita personale e lavorativa che garantiscono una Assistenza diretta (igiene, mobilità) e indiretta (gestione burocratica, pasti), oltre ad un supporto emotivo.
Un richiamo forte e determinato è stato lanciato dal Presidente del Collegio dell’Autorità Nazionale Garante dei Diritti delle persone con disabilità, Maurizio Borgo, a margine della presentazione della Prima Relazione dell’importante Istituzione svoltasi nella Sala della Regione della Camera dei Deputati.
“Nel corso del 2025, è stato possibile comprendere, con maggiore evidenza – ha sottolineato il Presidente Borgo – che il tema del caregiver non è soltanto una questione teorica o normativa, ma una delle emergenze più ricorrenti nella vita concreta delle famiglie. Moltissime delle segnalazioni pervenute all’Autorità riguardano infatti i diritti delle persone che assistono e curano quotidianamente un familiare con disabilità: richieste di congedi, difficoltà nel mantenimento del posto di lavoro, carenze nei servizi di supporto, assenza di tutele economiche adeguate, mancanza di riconoscimento del ruolo svolto. Questo dato dimostra che la tutela del caregiver è oggi un nodo centrale del sistema di welfare e della protezione dei diritti. Senza il sostegno ai caregiver, anche la tutela delle persone con disabilità risulta fragile. Il riconoscimento normativo non rappresenta soltanto un atto simbolico, ma uno strumento concreto di giustizia sociale, necessario per garantire equilibrio tra diritti, responsabilità e sostenibilità del sistema di assistenza nel nostro Paese”.
Per poter agire bene è necessario conoscere. La conoscenza statistica e informativa sulla disabilità nel nostro Paese è ancora insufficiente, frammentata, disomogenea. Non si dispone di un sistema organico e aggiornato che consenta di comprendere con precisione la dimensione reale dei bisogni. Un ulteriore esempio della difficoltà di conoscere pienamente il fenomeno riguarda i caregiver familiari, ossia quelle persone che quotidianamente si prendono cura, in ambito domestico e senza, per ora, un riconoscimento strutturale uniforme, di un proprio familiare con disabilità o non autosufficiente. Eppure, proprio su questo fronte, non disponiamo ancora di una conoscenza sistematica e aggiornata: né sull’esatto numero di caregiver attivi, né sull’intensità dell’assistenza prestata, né sull’impatto che il carico di cura produce sulla vita lavorativa, economica, sociale e sanitaria delle famiglie.
“Questa lacuna assume un rilievo ancora maggiore alla luce dell’attuale proposta di legge all’esame del Parlamento, volta a introdurre per la prima volta un riconoscimento organico e nazionale della figura del caregiver familiare. Una normativa di tale portata, destinata a incidere positivamente su milioni di persone e su un segmento fondamentale del sistema di welfare, necessita di una base conoscitiva solida, aggiornata e oggettiva. Senza una mappatura reale dei caregiver, dei loro bisogni e delle loro condizioni, il rischio è quello di costruire una disciplina astratta, non pienamente calibrata sulla dimensione effettiva del fenomeno”.
Vediamo cosa dice il disegno di legge come riportato in una pubblicazione del CNEL del mese scorso, “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”, approvata dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026.
In esso vengono definite le seguenti finalità: riconoscere il ruolo fondamentale, all’interno della società, dell’attività di cura e assistenza svolta dal caregiver familiare quale espressione di solidarietà e responsabilità nonché il valore economico dell’attività prestata; supportare e valorizzare il caregiver familiare con adeguati sostegni per garantire allo stesso la migliore qualità di vita possibile; prevenire situazioni di isolamento e discriminazione del caregiver familiare; coinvolgere il caregiver familiare nella rete dei servizi e nella loro pianificazione; e indica i profili specifici di caregiver familiare, in base all’impegno di cura e assistenza prestata.
In particolare, individua: il caregiver familiare prevalente con un carico di assistenza uguale o superiore a novantuno ore settimanali convivente con una persona assistita in condizione di non autosufficienza; il caregiver familiare convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a trenta ore e inferiore a novantuno ore settimanali; il caregiver familiare non convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a trenta ore settimanali; il caregiver familiare convivente o non convivente con la persona assistita con un carico di assistenza uguale o superiore a dieci ore settimanali e inferiore a trenta ore settimanali.
Fra le disposizioni contenute nel disegno di legge, rivestono particolare importanza quelle relative al riconoscimento delle competenze e alla conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e di assistenza. Nel primo caso si prevede di riconoscere l’esperienza maturata dai caregiver familiari come competenza certificabile dagli organismi competenti e dalle normative regionali di riferimento, ovvero quale credito formativo per l’acquisizione della qualifica di operatore sociosanitario o di altre figure professionali dell’area, o ancora di agevolare l’accesso o il reinserimento lavorativo dello stesso al termine dell’attività di cura nei confronti dell’assistito.
Nel secondo caso, se il caregiver presta attività di lavoro subordinato, è previsto il «diritto a una rimodulazione, riorganizzazione o modifica dell’orario di lavoro, compatibile con l’attività di assistenza e di cura prestata e con le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, anche mediante il ricorso a modalità di lavoro agile o la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, senza che ciò determini, nel caso di caregiver dipendenti pubblici, un incremento delle facoltà assunzionali» (art. 8 del DDL). Il caregiver familiare ha, inoltre, “diritto al ripristino del rapporto di lavoro a tempo pieno, nel limite, per i dipendenti pubblici, della dotazione organica e delle facoltà assunzionali”.
Infine, sono previste misure di sostegno economico – ferme restando le limitazioni che riguardano il livello di Isee (con soglia a 15.000 euro annui) e di reddito personale (per un massimo di 3.000 euro lordi annui) – che possono arrivare a un massimo di 1.200 euro per trimestre (400 euro mensili).
La proposta governativa, che si aggiunge a quelle già presenti in Parlamento e di cui si dà conto nel precedente Rapporto, rappresenta un primo passo per delineare un quadro di riferimento nazionale sulla figura del caregiver e provare, quindi, a coprire un vuoto normativo su un segmento così importante della cura e dell’assistenza alle persone non autosufficienti o comunque fragili e con disabilità.
Domenico Della Porta
Docente di Accomodamento Ragionevole all’Università degli Studi di Salerno