Medici di famiglia. Cambia la convenzione con nuovi obblighi organizzativi e dipendenza su base volontaria. Arriva la riforma Schillaci per far funzionare le Case della Comunità. Ecco la bozza

Medici di famiglia. Cambia la convenzione con nuovi obblighi organizzativi e dipendenza su base volontaria. Arriva la riforma Schillaci per far funzionare le Case della Comunità. Ecco la bozza

Medici di famiglia. Cambia la convenzione con nuovi obblighi organizzativi e dipendenza su base volontaria. Arriva la riforma Schillaci per far funzionare le Case della Comunità. Ecco la bozza

Il testo è stato presentato oggi dal Ministro della Salute alle Regioni e punta a riordinare l’assistenza primaria per garantire la piena operatività delle Case della Comunità. La convenzione resta il canale ordinario, ma viene riformata con nuovi obblighi organizzativi. Prevista anche una dipendenza selettiva per le funzioni territoriali più strutturate. Rafforzato il ruolo delle Regioni nella programmazione.  LA BOZZA

Far funzionare davvero le Case della Comunità. È questa la mission della bozza di decreto-legge condivisa dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci con le Regioni di centrodestra e presentato oggi in Conferenza delle Regioni, un testo che punta a ridisegnare il funzionamento della medicina generale per rendere effettivo il nuovo modello di sanità territoriale. Il Ministro ha dunque rotto gli indugi e intende accelerare sulla materia. Durante la riunione Schillaci ha motivato la necessità di un decreto affermando la necessità urgente di cambiamento e sul bisogno di una riforma che ascolti le nuove esigenze dei cittadini e dei giovani medici. Dalle Regioni di centrosinistra non è arrivato un ‘niet’ ma è giunta la richiesta di vedere l’articolato definitivo del decreto legge. Il testo finale dovrebbe essere inviato alle Regioni a breve e poi è stato fissato un nuovo incontro tra 10 giorni. A quel punto, se tutto dovesse filare liscio, il decreto dovrebbe essere presentato in Cdm il prossimo mese.

“Fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili” ha affermato Schillaci in una nota. Il Ministro punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del Servizio Sanitario Nazionale. “Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia”, ha detto il Ministro nell’incontro odierno.

Secondo lo schema, l’urgenza del provvedimento nasce dalla necessità di rendere “concreto e funzionante” il nuovo assetto dell’assistenza sul territorio. L’obiettivo indicato non è soltanto organizzativo, ma di sistema: rafforzare l’assistenza primaria, la presa in carico dei pazienti cronici e fragili e la continuità delle cure.  Il testo non cancella la convenzione, non trasforma in blocco i medici di medicina generale in dipendenti, ma introduce un sistema misto che cambia l’equilibrio del modello attuale: da una parte la convenzione riformata, dall’altra una dipendenza selettiva per le funzioni considerate più strutturate e organizzate.

Uno dei passaggi più rilevanti della bozza è il cambio di paradigma. Il testo supera infatti l’idea che l’evoluzione della medicina generale possa passare esclusivamente attraverso l’Accordo collettivo nazionale e introduce una disciplina nazionale di cornice. Il focus si sposta così da un modello centrato prevalentemente sul rapporto individuale a uno che valorizza anche la funzione territoriale organizzata del medico. 

Il nuovo impianto si fonda su un assetto a doppio canale. Da una parte c’è la convenzione riformata, destinata a rimanere il modello ordinario della medicina generale e della pediatria di libera scelta. Dall’altra viene introdotta una dipendenza selettiva, pensata per coprire le funzioni territoriali strutturate. L’obiettivo dichiarato è mantenere la capillarità della medicina generale, ma al tempo stesso garantire un presidio stabile nei contesti in cui servono funzioni più organizzate e continuative. 

Per quanto riguarda la convenzione, il testo chiarisce che non viene abolito il rapporto fiduciario. Il medico convenzionato, tuttavia, viene ridefinito anche come funzione territoriale, soggetto inserito nella rete dei servizi e parte attiva del funzionamento del sistema. La convenzione riformata introduce infatti obblighi minimi strutturali, tra cui l’attività programmata nelle Case della Comunità, la partecipazione effettiva alla rete territoriale, l’utilizzo di sistemi informativi interoperabili, la presa in carico dei cronici e dei fragili, audit, verifiche e monitoraggio, oltre al lavoro integrato con infermieri, amministrativi, specialisti e servizi territoriali. Nel documento si indica anche un passaggio della remunerazione “da assistito a obiettivo”, come esempio del nuovo impianto organizzativo. 

Le Case della Comunità, in questo schema, diventano il luogo strutturale del nuovo assetto territoriale. Il testo specifica infatti che l’attività al loro interno non sarebbe più solo incentivata, ma diventerebbe una componente stabile del modello organizzativo. Nello stesso quadro viene previsto anche un debito organizzativo minimo nazionale, modulabile territorialmente, che comprende almeno rete territoriale, presenza nelle CdC, utilizzo dei sistemi informativi, adesione a indicatori e audit e integrazione multiprofessionale. Uno strumento che, nelle intenzioni della bozza, dovrebbe rendere il sistema “esigibile e misurabile”. 

Il decreto, però, precisa anche ciò che non intende fare nell’immediato: non trasformare tutta la medicina generale in dipendenza. La bozza parla infatti di dipendenza selettiva, programmata e non generalizzata, destinata a coprire le funzioni a maggiore intensità organizzativa, come le Case della Comunità hub, le eventuali spoke individuate dalle Regioni, la continuità assistenziale integrata, il coordinamento territoriale e la presa in carico strutturata. 

Nella fase transitoria, aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale potrebbero assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale purché in possesso anche di una specializzazione. L’accesso avverrebbe su base volontaria, nei limiti dei contingenti programmati e per le funzioni territoriali strutturate. La scelta, mette nero su bianco il documento, sarebbe quindi graduale, selettiva e programmata, così da garantire sostenibilità giuridica, organizzativa e finanziaria. 

Un ruolo centrale viene assegnato alle Regioni, chiamate a definire il fabbisogno di attività nelle Case della Comunità, le priorità territoriali, i presidi e le funzioni da coprire, gli standard minimi organizzativi e informativi, nonché contingenti e sedi del canale dipendente. Il decreto, dunque, si muove dentro una cornice nazionale ma attribuisce una forte centralità alla governance territoriale. 

La bozza insiste anche su digitalizzazione e supporto organizzativo. Tra gli elementi indicati figurano interoperabilità dei sistemi, digitalizzazione dei flussi, telemedicina, telemonitoraggio, supporto amministrativo e infermieristico e riduzione del carico burocratico ripetitivo. L’obiettivo esplicitato è spostare il tempo del medico verso le attività cliniche e di presa in carico. 

Prevista infine una fase transitoria ordinata, con una disciplina specifica su titoli di accesso, equipollenze, equivalenze, medici in formazione e coordinamento tra vecchio rapporto convenzionale e nuovo rapporto dipendente. Il cronoprogramma allegato prevede una scansione in più fasi: 30 giorni per la definizione del modello e delle priorità, 60 giorni per gli schemi tecnici e la prima stima economica comparata, 90 giorni per il documento attuativo definitivo e 180 giorni per l’avvio delle prime applicazioni e del monitoraggio. 

Se confermata, la proposta è destinata ad aprire un confronto politico e soprattutto sindacale di primo piano. Il testo prova infatti a tenere insieme due esigenze: da un lato dare attuazione concreta alla riforma della sanità territoriale, dall’altro evitare una trasformazione generalizzata e immediata dello status della medicina generale. Ma il segnale politico è chiaro: il medico di famiglia, pur restando nel canale convenzionale come modello ordinario, viene inserito dentro una rete territoriale più strutturata, misurabile e programmata, con le Case della Comunità al centro del nuovo assetto. 

Luciano Fassari

23 Aprile 2026

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